Shalabayeva, quel raid a Roma
il 28 maggio
2013 Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov,
venne arrestata illegittimamente da alcuni agenti della questura di Roma, mentre
si trovava in una villa a Casalpalocco. e altrettanto
illegittimamente espulsa dall'Italia al Kazakhstan .
Le
forze dell’ordine stavano cercando il marito, ma ad Alma viene contestata
l’accusa di possesso di un passaporto falso. Solo due giorni dopo, il 30 maggio
2013, la questura firma l’espulsione di Alma e della figlia di 6 anni: La donna
è accusata di essere entrata illegalmente in Italia. Il giorno dopo mamma e
figlia vengono imbarcate su un aereo diretto in Kazakistan. Il giorno dopo la relazione sull’espulsione della
Shalabayeva venne inviata al Viminale dall’Ufficio immigrazione della questura di Roma, il 4 giugno 2013 il
Consiglio italiano per i rifugiati invia una e-mail al ministro degli Esteri
Emma Bonino. Il 5 luglio 2013 il dissidente Ablyazov si appella al premier Letta per fare piena
luce sulla vicenda e appena una settimana dopo, il 12 luglio 2013, Palazzo
Chigi revoca l’espulsione di Alma Shalabayeva. Per
questa brutta storia, fu presentata una mozione di sfiducia contro il ministro
Alfano, il PD lo protesse e votò contro la mozione.
Dopo 3 anni si è giunti alla verità. La Procura di Perugia a novembre, ha chiuso l'inchiesta con l'accusa gravissima di sequestro di persona di due dirigenti della Polizia di Stato - Renato Cortese e Maurizio Improta - operato grazie ad un'interrotta sequenza di falsi,abusi e omissioni, con la complicità di altri 9 indagati: il giudice di pace Stefania Lavore che avallò la consegna al Kazakistan, tre diplomatici dell'ambasciata kazaka a Roma (l'allora ambasciatore Andrian Yelemessov, il primo segretario Nurlan Khassen e l'addetto agli affari consolari Yerzhan Yessirkepov) e cinque funzionari di Polizia già in servizio alla Mobile d Roma e all'Ufficio Immigrazione. Oggi si aggiunge all'indagine un tassello importantissimo, il Kazakistan ha arrestato il diplomatico Nurlan Khassen per sequestro di persona confermando, di fatto, la linea della Procura di Perugia.
E qui si aprono alcune domande:
1.Perché il capo della
Squadra mobile, il capo dell'Ufficio immigrazione e un giudice di Pace, si
prestarono ad un abuso di questa
portata nei confronti di una donna a loro sconosciuta?
2. Chi diede ai tre
diplomatici kazaki la possibilità di disporre della Polizia italiana?
3. Chi trasse benefici da
questo accordo col presidente kazakho?
Di questo, nell'inchiesta
non c'è nulla.
Nel 2013 Angelino Alfano venne salvato da Enrico Letta,
oggi il prode (promosso) ministro degli Esteri sgancia i vagoni di coda e
sacrifica il destino e la reputazione di chi, come si legge nella chiusura
indagini, eseguì un ordine 'deciso dall'alto'. Ovviamente di dimissioni nemmeno
a pensarci.
fonti la rete

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