"NAPOLITANO E' LA VERA ANOMALIA ITALIANA"
Lo storico britannico Perry Anderson analizza la crisi europea dalla parte dell’Italia, e si concentra su Napolitano, “studente fascista, poi il comunista favorito di Kissinger”, che mise la firma sul Lodo Alfano, entrò in guerra con la Libia violando leggi e trattati e tramò con Monti e Passera per sostituire Berlusconi…
La
vera anomalia italiana? Giorgio Napolitano. Sulla prestigiosa London Review of
Books, lo storico britannico Perry Anderson analizza la crisi europea in un
lungo saggio dal titolo: The Italian Disaster. Non c’è bisogno di traduzione ed
è interessante che per parlare del futuro dell’Europa e delle falle nel sistema
della democrazia del vecchio continente, si parli del disastro italiano,
raccontato con la secchezza degli storici inglesi: una sequenza di fatti, date,
pochi commenti e molti argomenti.
Quello
che Denis Mack Smith ha fatto con i suoi saggi sul Risorgimento e la nascita
del fascismo, Anderson, storico di formazione marxista, lo fa con gli anni
recenti della storia patria. Secondo Anderson è il capo dello Stato la vera
minaccia della democrazia italiana. Visto in patria come il salvatore, “la
roccia su cui fondare la nuova Repubblica”, Napolitano è invece una vera
pericolosa anomalia, un politico che ha costruito tutta la carriera su un
principio: stare sempre dalla parte del vincitore.
Così da
studente aderisce al Gruppo Universitario Fascista, poi diventa comunista tutto
d’un pezzo: nel 1956 plaude l’intervento sovietico in Ungheria, nel 1964 si
felicita per l’espulsione di Solgenitsyn, sostenendo che “solo i folli e i
faziosi possono davvero credere allo spettro dello stalinismo”. Fedele alla
linea del più forte, vota sì all’espulsione del Gruppo del Manifesto per i
fatti di Cecoslovacchia e negli anni Settanta diventa “il comunista favorito di
Kissinger”, perché il nuovo potere da coltivare sono ora gli Stati Uniti.
Gli Usa e Craxi
sono i nuovi fari di Napolitano e dei miglioristi (la corrente era finanziata
con i soldi della Fininvest) e nel 1996 il nostro diventa ministro degli
Interni (per la prima volta uno di sinistra), garantendo agli avversari che
“non avrebbe tirato fuori scheletri dall’armadio”.Ma il meglio Napolitano lo dà
da presidente della Repubblica: nel 2008 firma del lodo Alfano, che “garantisce
a Berlusconi come primo ministro e a lui stesso come presidente l’immunità giudiziaria”,
dichiarato poi incostituzionale e trasformato nel 2010 nel “legittimo
impedimento”, anch’esso dichiarato incostituzionale nel 2011.
E poi una
gragnuola di fatti: il mancato scioglimento delle Camere nel 2008, l’entrata in
guerra contro la Libia del 2011 (scavalcando costituzione, senza voto
parlamentare, violando un trattato di non aggressione), le trame con Monti e
Passera per sostituire Berlusconi, modo – secondo Anderson – “completamente
incostituzionale”.
Per non parlare
della vicenda della ri-elezione al secondo mandato (“a 87 anni, battuto solo da
Mugabe, Peres e dal moribondo re saudita”) e delle ultime vicende, con il
siluramento del governo Letta. Napolitano, che dovrebbe essere “il guardiano
imparziale dell’ordine parlamentare e non interferire con le sue decisione”,
scrive lo storico britannico, rompe ogni regola. “La corruzione negli affari,
nella burocrazia e nella politica tipiche dell’Italia sono adesso aggravate
dalla corruzione costituzionale”.
E poi il caso Mancino e la richiesta di impeachment contro il presidente da parte di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso, e l’invocazione della totale immunità nella trattativa Stato-mafia, che Anderson definisce “Nixon-style”, termine che evoca scandali come il Watergate. Ma gli esiti italiani sono stati diversi, come ben sappiamo.
FONTE: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/the-italian-disaster-anomalia-italiana-non-berlusconi-ma-77697.htm



Commenti