Almaviva, l'accordo "capestro" di Napoli
Via libera all’accordo che ridurrà i salari dei lavoratori di Almaviva a Napoli, gli 845 operatori salvati dal licenziamento lo scorso 22 dicembre. Qualche giorno fa, un referendum tra i lavoratori ha dato disco verde all’accordo con l’80% dei voti favorevoli, ma l’esito della consultazione era del tutto scontato: l’alternativa consisteva nel perdere il lavoro, come già successo ai 1.666 colleghi della sede di Roma.
Gli addetti al call center campano hanno preferito ingoiare la medicina amara, confezionata il 16 febbraio assieme a Unindustria, che prevede la rinuncia agli scatti di anzianità, la riduzione della base di calcolo del trattamento di fine rapporto (tfr) e il controllo a distanza delle prestazioni (che, almeno sulla carta, non potrà in nessun caso costituire causa di licenziamento individuale). In pratica, il famoso piano di risanamento posto da Almaviva come condizione imprescindibile per evitare i licenziamenti. A pagarlo saranno i lavoratori attraverso dei sacrifici economici che peseranno su stipendi in molti dei casi part time, quindi già bassi per contratto.
fonte rete

Commenti