La coop "pigliatutto" e i servizi fantasma ai migranti

Ogni volta che un immigrato mette piede nel territorio italiano, una cooperativa esulta. La polizia identifica lo straniero, la prefettura lo distribuisce in un Comune e una coop gli offre ospitalità.
Il tutto alla modica cifra di (circa) 35 euro al giorno. Soldi che non dovrebbero servire ad ingrassare le casse delle associazioni caritatevoli, ma ad assicurare ai migranti determinati servizi. Eppure non sempre è così.
Provate a chiederlo alle richiedenti asilo parcheggiate nel centro di accoglienza straordinaria (Cas) di Nuvolera, in provincia di Brescia. La struttura è gestita dalla cooperativa Olinda che incassa migliaia di euro ma dei servizi che dovrebbe finanziare non sembra esserci traccia.
Nel Mantovano la chiamano la “coop pigliatutto”, visto che ha fatto incetta di bandi per l’accoglienza degli stranieri ed è riuscita ad aprire centri anche a Verona e Brescia. Nei mesi scorsi era finita nella bufera con l’accusa di aver “rinchiuso” le 34 ospiti all’interno dello stabile: un polverone risolto dopo proteste e manifestazioni organizzate dal centro sociale “Magazzino 18”.
migraPer il Cas di Nuvolera l’Olinda incassa qualcosa come 35mila euro al mese. Soldi che si sa come entrano nelle casse, ma non si ha la minima idea di come poi vengano spesi, dal momento che molti dei servizi che dovrebbe offrire sono praticamente insistenti. A dirlo sono le stesse migranti. Testimonianze che, insieme alla mancata rendicontazione di incassi e spese, non fanno altro che avvolgere la cooperativa in una nuvola di mistero e aumentare i dubbi circa le reali sue buone intenzioni.
Secondo il regolamento scritto dalla stessa Olinda, le rifugiate dovrebbero seguire corsi di ceramica, di taglio e cucito, attività di volontariato e persino corsi sportivi. Mestieri e iniziative che si dovrebbero svolgere direttamente all’interno della struttura. “Qualcosa viene fatto – afferma una delle immigrate – ma solo a giorni alterni. E non tutte possiamo partecipare”. Del resto dei corsi, nemmeno l’ombra. “Non facciamo nulla: la coop dice che facciamo sport? Falso. Ci permettono solo di dormire e mangiare”. Senza contare che l’elettricità va a singhiozzo e fino a poco tempo fa non arrivava neppure il gas.
La direttrice della Olinda, Ughetta Gaiozzi, respinge le accuse. Secondo la Gaiozzi i corsi previsti dal bando e dal regolamento si svolgono regolarmente, così come sono presenti tutti i servizi che l’associazione è tenuta ad offrire. Prestazioni e passatempi di cui però le dirette interessate dicono di non aver mai goduto. Una cosa è certa: qualcuno dice bugie. E allora una domanda sorge spontanea: i soldi che la cooperativa riceve, se non sono indirizzati a sostenere attività per i migranti, che fine fanno?
fonte rete

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