La tomba monumentale di Claretta Petacci rischia la demolizione
Clarice Petacci, conosciuta come Claretta o Clara, è stata l'amante di Benito Mussolini, da lei idolatrato fin dall'infanzia, e per tale motivo uccisa dai partigiani insieme a lui.
Era figlia di Giuseppina Persichetti e del medico Francesco Saverio Petacci, direttore per alcuni anni di una clinica a Roma e introdotto negli ambienti vaticani in qualità di medico dei Sacri Palazzi apostolici. Per un periodo di vari anni ebbe anche una sua clinica personale, "La Clinica del Sole". Clara studiò musica con rendimenti alterni e fu allieva del violinista Corrado Archibugi, amico dei suoi genitori.
Il 24 aprile 1932 la Lancia Astura vaticana con a bordo, oltre all'autista Saverio Coppola, Claretta Petacci, la sorella Myriam, la loro madre e il futuro marito di Claretta, Riccardo Federici, lungo la via del Mare che da Roma va al Lido di Ostia, viene sorpassata dalla rossa Alfa 6C 1750 Gran Turismo Zagato guidata da Benito Mussolini. La Petacci, che già da tempo inviava al Duce numerose lettere di ammirazione, lo riconosce e trova il modo di attirare la sua attenzione, lui accetta poi di scambiare qualche parola con lei. Da allora sempre più frequenti furono le "udienze" a Palazzo Venezia, che dopo una serie di colloqui confidenziali acquisirono il carattere di una vera e propria relazione.
La Petacci, ormai sposata con il sottotenente dell'Aeronautica Militare Italiana Riccardo Federici , da cui aveva in realtà già preso le distanze, si sarebbe separata ufficialmente nel 1936 (il divorzio ancora non era consentito). All'epoca del suo incontro con Mussolini, Clara aveva vent'anni, trenta di meno del suo amante.
Mussolini era sposato dal 1915 con rito civile e dal 1925 con rito religioso con Rachele Guidi (detta "donna Rachele"), che aveva conosciuto già durante l'infanzia e alla quale era legato sin da prima del 1910. Gli erano inoltre state attribuite numerose amanti, tra le quali Ida Dalser (che gli diede il figlio Benito Albino Mussolini), e aveva da poco concluso una lunga ed importante relazione con Margherita Sarfatti.
Mussolini prese a frequentare la Petacci con regolarità, ricevendone le visite puntuali anche nel suo studio di Capo del governo a Palazzo Venezia. Clara rimase per molti anni fedele «all'amato "Ben"», come chiamava Mussolini anche nella corrispondenza, solo in parte pubblicata. Diversi gerarchi del fascismo, d'altra parte, reputavano la relazione tra il Duce e la Petacci - per quanto ufficialmente inesistente e tollerata da donna Rachele - molto inappropriata, perché possibile fonte di scandalo e di accuse di corruzione al regime, suscitando altresì facezie ed amenità tra quanti ne erano informati.
Clara era appassionata di pittura. Ebbe il ruolo di compagna segreta di Mussolini, di cui condivise i momenti più bui e il destino finale, pare senza mai avanzare la pretesa che lasciasse per lei la moglie Rachele.
Verso la fine del 1939 i Petacci si trasferirono dalla residenza medio-borghese di via Lazzaro Spallanzani (confinante con villa Torlonia) nella splendida villa "Camilluccia" (sita sulle pendici di Monte Mario, allora ai margini della città), progettata dagli architetti italiani Vincenzo Monaco e Amedeo Luccichenti, e che rappresentava un notevole esempio di "Arte Fascista", chiamata anche Razionalismo italiano
La grande casa era divisa in 32 locali distribuiti su due piani sovrastati da una terrazza. Nel sottosuolo, come nella residenza del duce di Villa Torlonia, era ricavato un rifugio antiaereo, mentre nell'ampio parco erano presenti anche una piscina, un campo da tennis, un giardino fiorito, curato da Clara, un orto e un pollaio, curati dalla madre. L'accesso al complesso era sorvegliato da una guardiola per il portiere ed una per la guardia presidenziale assegnata alla proprietà.
Dopo la caduta del fascismo la villa fu confiscata con l'accusa che fosse stata acquistata da Mussolini con fondi sottratti al bilancio dello Stato. La famiglia riuscì ad opporsi a tale provvedimento di esproprio e successivamente ottenne la restituzione della villa, dimostrando l'accusa come infondata.
Il 27 aprile 1945, durante l'estremo tentativo di Mussolini di sottrarsi alla cattura, Clara fu bloccata a Dongo da una formazione della 52ª Brigata Garibaldi partigiana, che intercettò la colonna di automezzi tedeschi con i quali il Duce viaggiava. Taluni affermano che le sia stata offerta una via di scampo, da lei ricusata decisamente. Avrebbe potuto fuggire in Spagna con i suoi familiari in aereo .
Il giorno seguente, 28 aprile dopo il trasferimento a Bonzanigo di Mezzegra, sul lago di Como, Mussolini e la Petacci furono uccisi tramite fucilazione, secondo la versione diffusa a Giulino di Mezzegra, sebbene su Clara non pendesse alcuna condanna. La versione ufficiale, e anche alcune versioni alternative, affermano che venne uccisa perché si oppose all'esecuzione di Mussolini, frapponendosi tra il Duce e l'esecutore, ma soprattutto per sadismo (come testimoniano le sevizie sessuali commesse dai partigiani sul suo corpo dopo l'assassinio) e per eliminare una testimone scomoda.
Nella stessa giornata anche il fratello di Clara, Marcello Petacci, fu ucciso a Dongo dai partigiani, insieme ad altre quindici persone che accompagnavano la fuga di Mussolini.
Il giorno successivo, il 29 aprile, a Piazzale Loreto (Milano), i corpi di Benito Mussolini e
Claretta Petacci furono esposti (assieme a quelli delle persone fucilate a Dongo il giorno prima e Achille Starace, che venne ucciso in Piazzale Loreto poco prima), appesi per i piedi alla pensilina del distributore di carburanti Esso dopo essere stati oltraggiati dalla folla. Il luogo venne scelto per vendicare simbolicamente la strage di quindici partigiani e antifascisti, messi a morte per rappresaglia in quello stesso luogo il 10 agosto 1944.
Claretta Petacci furono esposti (assieme a quelli delle persone fucilate a Dongo il giorno prima e Achille Starace, che venne ucciso in Piazzale Loreto poco prima), appesi per i piedi alla pensilina del distributore di carburanti Esso dopo essere stati oltraggiati dalla folla. Il luogo venne scelto per vendicare simbolicamente la strage di quindici partigiani e antifascisti, messi a morte per rappresaglia in quello stesso luogo il 10 agosto 1944.
Dopo essere stata sepolta in un primo tempo al Cimitero Maggiore di Milano, sotto il nome fittizio di Rita Colfosco, nel 1959, con autorizzazione del ministro dell'interno Fernando Tambroni, è stata inumata nella tomba di famiglia al Cimitero Comunale Monumentale Campo Verano di Roma.
Oggi, la tomba monumentale di Claretta Petacci rischia la demolizioni. Tra il disinteresse degli eredi e le denunce dei cittadini, è in corso una vera e propria battaglia contro la burocrazia ed il tempo per salvarla
La denuncia arriva dal “Comitato Tutela Cimiteri Flaminio, Prima Porta, Verano, Laurentino” che segnala “la situazione di degrado inaccettabile” in cui versa il cimitero romano del Verano, dalla quale non sono dispensati “neanche i nomi consegnati alla storia” come quello di Claretta Petacci. Il sepolcro della fedele compagna del duce . come denuncia il Comitato, “nonostante sia posto sotto la protezione della Sovraintendenza dei Beni Culturali, è oggi candidato alla demolizione”.
Secondo l’articolo 52 del Regolamento di polizia cimiteriale, infatti, “i concessionari di qualsiasi tipo di sepolcro o i loro eredi hanno obbligo di curarne la manutenzione e di eseguire tutte le riparazioni ordinarie e straordinarie stabilite dall’Amministrazione”. Nel caso di Claretta, l’ultimo erede, Ferdinando Petacci, che vive a Denver in Colorado, si è a lungo disinteressato delle spoglie della zia. Così, adesso, rischia di decadere per inerzia dalla concessione e in tal caso, come prosegue il Regolamento, spetterà “all’Amministrazione di provvedere alla conservazione dei resti mortali, nel modo che essa giudicherà più opportuno”. Si verificherebbe allora la separazione dei resti mortali, destinati all’ossario comune, dal sepolcro a rischio di crollo.
Sulla questione ha preso posizione anche Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia, facendo “appello alla sindaca Raggi e a tutte le istituzioni interessate di adoperarsi affinché si eviti che il ricordo di Claretta o semplicemente il meraviglioso mausoleo Petacci possa essere relegato ad un cumulo di macerie”. E, sempre dalle fila della compagine meloniana, al Campidoglio è stato il consigliere comunale Francesco Ghera ad intestarsi la battaglia per il recupero del “mausoleo Petacci”.
Nel frattempo l’Ama ha risposto assicurando che “non è in programma alcuna ipotesi di demolizione del sepolcro di Claretta Petacci né di altri manufatti sepolcrali di pregio presenti all’interno del cimitero del Verano. Tale ipotesi non si è mai posta, poiché le tombe storiche sono sottoposte a precisi vincoli delle competenti Soprintendenze e il regolamento di polizia cimiteriale non lo prevede”.
Eppure la tomba della Petacci, come dimostrano le recinzioni con cui è stata messa in
sicurezza, casca letteralmente a pezzi. Se non sarà una ruspa a buttarla giù, senza un tempestivo intervento di manutenzione, ci penserà senz’altro il logorio degli anni.
sicurezza, casca letteralmente a pezzi. Se non sarà una ruspa a buttarla giù, senza un tempestivo intervento di manutenzione, ci penserà senz’altro il logorio degli anni.
Per scongiurare questo rischio si è fatta avanti l’Associazione “Campo della Memoria”. Una realtà apartitica e senza scopo di lucro, fondata il 4 dicembre 1989, a Firenze, dai reduci dello battaglione “Barbarigo”, che si è candidata per “adottare” il manufatto. Il via libera da Ferdinando Petacci è già arrivato ma la burocrazia capitolina rischia di far naufragare il progetto. “Adesso siamo in attesa delle autorizzazioni previste – ha spiegato Alessandro Indri, presidente della onlus – sperando che i lavori di restauro conservativo e di manutenzione della tomba della famiglia Petacci possano iniziare entro pochi mesi”.
Nel frattempo qualcuno è passato a lasciare dei fiori freschi, di colore arancione. E, qualcun’altro, ha affisso sulla recinzione un cartello in cui chiede: “Questo monumento è un pezzo di storia che va via, vi prego fate qualcosa per salvare la tomba di Claretta Petacci, non l’abbandonate, quale colpa aveva lei nel corso dell’ultima guerra? Quella di essere innamorata del duce? Viva l’Italia!”.
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