L'Assassinio di Joe Petrosino. 12 Marzo 1909.

Giuseppe (Joe) Petrosino nacque il 30 agosto 1860 a Padula in provincia di Salerno, poi, nel 1873, con tutta la famiglia si trasferì a New York. Fece lo strillone per le strade di Little Italy, poi il lustrascarpe davanti alla sede centrale della polizia di Mulberry Street. E fu qui che conobbe molti agenti. Ottenuta la cittadinanza americana nel 1878, riuscì a farsi assumere nella nettezza urbana, che allora era un reparto della polizia cittadina. Venne utilizzato dagli agenti come informatore per la sua conoscenza dell’italiano.
Arruolato nel 1883 cominciò a salire i gradini della gerarchia. Nominato sergente gli venne affidata una squadra, l’Italian Branch, composta da cinque uomini, in seguito rinforzata fino a 30 unità, per combattere la Mano nera, la mafia negli Stati Uniti. Suscitò l’ammirazione anche del presidente Theodore Roosevelt per le brillanti operazioni contro la malavita che porteranno a 2500 arresti e 500 espulsioni. Insignito della medaglia al valore. arrivò anche la nomina a tenente.
Nell’ambito di una strategia che prevedeva ufficialmente la raccolta di informazioni e prove sui malavitosi italiani, nel febbraio 1909 Petrosino in incognito venne inviato in Italia. In realtà egli avrebbe anche dovuto costituire una rete informativa segreta che avrebbe operato in contatto diretto con la polizia americana ma all’insaputa di quella italiana. La sua copertura si rivelerà fallimentare. Infatti i principali giornali sia in U.S.A. che in Italia riportarono la notizia della sua missione.
Da Genova, dopo una breve sosta a Roma ed a Padula arrivò a Palermo, era il 19 febbraio 1909. Evitòpalermo contatti con le autorità locali e incontrò solo il questore Baldassarre Ceola. Dopo una puntata a Caltanisetta confidò al console americano a Palermo Bishop l’intenzione di estendere le indagini non solo ai mafiosi ma anche ai notabili candidati alle future elezioni ed a elementi collusi della politica e dell’imprenditoria.
Ma al Tribunale di Palermo troverà fascicoli vuoti e cartelle penali degli indagati deliberatamente cancellate, abrase, alcune addirittura scomparse. Andrà meglio a Caltanissetta, dove Petrosino riuscì a trovare preziose informazioni e documenti sui pregiudicati di mafia con riscontri e conferme sui sospetti e sulle protezioni di cui godevano.
Alle 17 del 12 marzo 1909 nella sua camera all’Hotel de France preparò gli appunti per il giorno dopo. Alle 19.30 uscì per andare a cena al caffè Oreto. La sala ristorante era quasi vuota; a fine pasto entrarono però due uomini che gli si avvicinarono e lo salutarono rispettosamente. Parlarono con lui restando in piedi. Un colloquio brevissimo.
Dopo cena Petrosino uscì dal locale ma anziché tornarsene in albergo andò dritto costeggiando il giardino Garibaldi. Dopo aver percorso esattamente 207 metri, a Piazza Marina, venne colpito da tre proiettili. Uno alla spalla, uno alla gola e uno alla guancia destra. Un quarto finì nella stoffa della giacca.
Dopo il funerale in Italia il 19 marzo, la salma del tenente Petrosino venne imbarcata sul piroscafo inglese “Slavonia” diretto a New York, dove arriverà il 9 aprile. Un mese dopo la sua morte verranno celebrati i funerali di Stato Americani e in ogni ufficio pubblico fu esposta la bandiera a mezz’asta.
Il carro funebre fu seguito dalla vedova e dai familiari, da 1.000 poliziotti a piedi e a cavallo, da 2.000 scolari, da 60 associazioni italiane in uniforme, e da una folla di circa 200.000 persone. La manifestazione durò cinque ore e mezzo con il centro di New York completamente paralizzato.petrosino-funeral-999x690
Nell’ambito delle indagini sull’omicidio, vennero segnalati al questore di Palermo Ceola i nomi di due appartenenti alla Mano Nera: Antonino Passananti e Carlo Costantino rientrati in Sicilia dagli Stati Uniti contemporaneamente a Petrosino. Alcuni testimoni confermeranno la loro presenza in Piazza Marina proprio le sera dell’omicidio. Ceola individuò in Vito Cascio Ferro, il capo della Mano Nera, il mandante dell’omicidio.
Il tribunale di Palermo spiccò mandato di cattura, tra gli altri, per Passananti, Costantino e Vito Cascio Ferro. Quest’ultimo verrà presto scarcerato su cauzione anche perché un deputato, suo amico, l’onorevole De Micheli Ferrantelli, testimonierà di aver cenato insieme a lui quel 12 marzo 1909 a Bivona a cento chilometri da Palermo.
A quattro mesi dalla morte di Petrosino, Baldassarre Ceola venne esonerato dall’incarico e richiamato a Roma, dove pochi giorni dopo sarebbe stato collocato a riposo col titolo onorario di prefetto del regno. La corte d’appello del tribunale di Palermo in seguito prosciolse tutti gli altri imputati per insufficienza di prove.
Molti anni dopo, Vito Cascio Ferro, carcerato per un altro omicidio, confessò di avere ucciso personalmente Joe Petrosino. Egli morirà di sete e di fame un’estate tra il 1942 e il 1945, era rimasto l’unico detenuto del penitenziario sgomberato a causa dei bombardamenti e venne dimenticato in cella.
fonte la pagina FB Amanti della Storia 
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