Nuove accuse sulle missioni delle ong al largo della Libia

L’ammiraglio Credendino, comandante dell’operazione Sophia, che in teoria avrebbe dovuto respingere i clandestini, attacca gli scafisti umanitari: “Le navi ong accendono i fari e gli scafisti mandano i migranti”.
In una intervista al Corriere, l’ammiraglio che da due anni guida l’operazione Ue Navfor credeMed, ha confermato che l’aumento dei salvataggi in mare ha avuto (anche) l’effetto negativo di spingere gli scafisti ad incrementare i viaggi della morte. E la “colpa”, se così si può chiamare, non è di Sophia. Ma delle missioni: “Nonostante abbiamo salvato 34mila persone, abbiamo fatto solo l’11,8% dei soccorsi. Ci sono ong che fanno quasi il 40% e attraggono molto più”.
Credendino, ha puntato il dito contro le tecniche utilizzate dalle navi umanitarie per abbordare i gommoni e trarre in salvo i disperati.
“Le loro navi lavorano spesso al limite delle acque libiche, la sera hanno grossi proiettori: Gli scafisti li vedono e mandano il gommone verso questi proiettori”. Quindi fanno segnali ai loro colleghi a terra, e questi gli inviano i clandestini. “Fanno il lavoro che prima svolgevano gli organizzatori – denuncia il procuratore Carmelo Zuccaro – accompagnano fino al nostro territorio i barconi dei migranti”. Nei momenti di maggior picco è stata, infatti, registrata la presenza di ben tredici assetti navali.
gommoneAvete capito? Gli scafisti se ne stanno sulla spiaggia aspettando che le navi umanitarie accendano i fari notturni e poi fanno partire i barconi carichi di migranti. Tutto molto semplice. Perché indirizzarli verso Lampedusa, se lì vicino c’è una nave umanitaria che li “attrae” a sé? I barconi così devono fare solo poche miglia (visto che le ong operano quasi sempre a poche miglia nautiche dalla costa libica) e gli scafisti raggiungono il massimo risultato col minimo sforzo: possono caricare i gommoni con molti più immigrati e consegnare meno benzina. Un vero e proprio affare.
Che Medici senza Frontiere, Croce Rossa e via dicendo siano alacremente impegnate nei msf_prudencesalvataggi in mare non è una novità. Salvare delle vite umane è cosa sempre positiva. Il problema è quando cominciano a fioccare le accuse di essere “colluse” con gli scafisti, di aiutare – di fatto – il business dei trafficanti e di incrementare i viaggi della speranza (e di conseguenza i morti in mare). I radar delle navi dimostrano che le ong arrivano a poche miglia dalle coste libiche, gli stessi scafisti assicurano ai migranti che “tanto ti vengono a salvare quelli delle missioni” e ora si scopre che di notte accendono pure i fari per indicare la strada ai trafficanti.
Quello che è emerso da questa indagine conoscitiva è che il Paese europeo che ha dato vita alla maggior parte di queste ong è la Germania cui fanno capo cinque di questeCarmelo-Zuccaro-Livesiciliaorganizzazioni con sei navi, tra cui le due di Sos Mediterranee. Il tutto, sottolinea Zuccaro, con costi mensili o giornalieri “elevati”. “Aquarius” di Sos Mediterranee, a esempio, ha un costo di 11.000 euro al giorno. Il Moas di Christopher e Regina Catrambone, ong con sede a Malta, “ha costi per 400.000 euro mensili” e ha due navi Phoenix, battente bandiera del Belize, e Topaz con bandiera delle Isole Marshall. “Crea sospetti – ha proseguito il procuratore di Catania – anche questo dato dei Paesi che danno bandiera alle navi”. A questo punto, ha quindi concluso Zuccaro, “ci si deve porre il problema di dove venga il denaro per sostenere costi così elevati, quali siano le fonti di finanziamento. Faremo verifiche ulteriori sulle ong che portano migranti nel nostro distretto”.
Una domanda sorge legittima: dove prendono le risorse?.
fonte la rete

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