Cassazione conferma 16 anni per Francesco Schettino

Dopo cinque anni e quattro mesi, è arrivata la sentenza per il comandante della Costa Concordia  Francesco Schettino, cui il capo della sala operativa della Guardia Costiera dovette urlare di ritornare a bordo perché aveva abbandonato la nave con 4mila persone a bordo.
schettI giudici della Cassazione hanno confermato la condanna a 16 anni inflitta in secondo grado. Per l’imputato adesso si aprono le porte del carcere. Gli avvocati avevano fatto sapere che Schettino, a condanna confermata, si sarebbe costituito in carcere. Probabilmente non in Campania per evitare l’affollamento. 
 Il pg Francesco Salzano, durante la requisitoria dello scorso 20 aprile, non solo aveva chiesto la conferma della condanna a 16 anni per l’unico imputato rimasto, ma anche di valutare la possibilità di inasprire la pena. “È stato un naufragio di tali immani proporzioni e connotato da gravissime negligenze e macroscopiche infrazioni delle procedure” che non è possibile concedere le attenuanti all’ex comandante che deliberatamente “non inviò il segnale di falla all’equipaggio per far scattare l’ammaina scialuppa e mettere subito in salvo i passeggeri”.
Nella sua arringa l’avvocato di Schettino Donato Laino ha sostenuto una tesi opposta: “Tutta la vicenda giudiziaria si è incentrata su Schettino definito criminale quando invece si è trattato di un incidente”. Tutto è ruotato attorno a Schettino dipinto come uno ‘sborone’ e sempre inseguito dalle telecamere.
Il suo ruolo è stato deciso a tavolino. Lo si accusa anche di essersi messo in salvo: mentre la nave stava cadendo si pretendeva che lui facesse la cariatide e la tenesse su! Schettino è il colpevole ‘ideale’. La difesa in aula oggi ha parlato anche di complotto: “Ci sono elementi significativi che sulla Costa Concordia ci fu unattività di sabotaggio: qualcuno aveva manomesso l’ecoscandaglio, elementi del radar e l’allarme visivo” e inoltre “ci sono indizi convergenti di un complotto degli ufficiali ai danni di Schettino al quale omisero di dire che la nave era fuori rotta quando lui prese il comando di notte al buio, in un punto imprecisato di una rotta imprecisato”. La Costa Concordia, la sera del naufragio, era fuori rotta e Schettino “non solo non sapeva dove la nave fosse, ma c’è la prova che non lo sapeva perché se avesse saputo che gli scogli erano così vicini non avrebbe ordinato di aumentare la velocità” ha sottolineato l’altro difensore, l’avvocato Saverio Senese.
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