Gentiloni incontra Soros. Non è uno scherzo.

Il 4 maggio 2017 con un post pubblicato sulla sua pagina facebook “Il Sofista”, “maestro d’umanità, filosofo, giurista, logico, estetologo e filologo”, ha attaccato il premier Gentiloni, reo di   avere incontrato Soros, individuo che ha accumulato miliardi frodando il popolo italiano – le sue speculazioni nel 1992 causarono la perdita totale delle riserve valutarie della banca d’Italia – e che oggi con quei miliardi finanzia organizzazioni a finalità dichiaratamente eversiva.

Alla ricerca di una definizione per il “sofista”, figura che si rivelerà sfuggente e che agli occhi di molti appare simile al “filosofo”, o addirittura al politico, lo Straniero di Elea si ritroverà a dover affrontare il tema del non essere e compiere un parricidio ai danni di Parmenide: il sofista, infatti, con i suoi discorsi falsi e ingannevoli, fa apparire come essente ciò che non è, contravvenendo in questo modo al monito di Parmenide: “Ciò che non è non devi forzare ad essere”. Tutto ciò che è, che partecipa dell’essere, risulterà anche non essere – e così anche le idee saranno identiche a se stesse, ma diverse le une dalle altre, poiché l’una non sarà l’altra; la realtà trascendente pertanto si articolerà in una molteplicità di enti, dei quali l’uno non sarà l’altro.
Pubblichiamo il suo post integrale del 4 maggio 2017.
Il capo del governo, che la Costituzione prevede agisca su mandato del parlamento, cioè in nome e per conto del popolo sovrano, incontra un individuo che ha accumulato miliardi frodando il popolo italiano – le sue speculazioni nel 1992 causarono la perdita totale delle riserve valutarie della banca d’Italia – e che oggi con quei miliardi finanzia organizzazioni a finalità dichiaratamente eversiva: annientare un popolo antico di tremila anni sostituendolo con masse africane sottosviluppate, in modo da instaurare nel suo territorio la «Open Society», ossia un caos d’individui sradicati, soli, ignoranti, privi di senso storico, morale, familiare, che dovrebbe sostituire l’attuale nazione italiana.
Il massimo rappresentante degli italiani incontra, rendendogli onori, il pianificatore della loro destabilizzazione e soppressione. C’è da rabbrividire amici.
Soprattutto se si pensa che l’incontro avviene all’indomani delle indagini avviate da alcune procure sul quel mondo delle Ong, di cui proprio Soros è sommo vate; indagini che di tale mondo stanno svelando opacità di finanziamento, legami coi paradisi fiscali, disponibilità di capitali incompatibili con attività filantropiche, connivenze e identità di scopo con le mafie che gestiscono l’immigrazione clandestina.
Tanto da far apparire chiaro il disegno perseguito da questi odiatori dei popoli: inondare gli Stati sovrani di masse di stranieri inassimilabili, devastarne ordine pubblico, armonia e compattezza sociale, crearvi insicurezza, arretramento culturale e giuridico, degrado delle condizioni di lavoro e dei diritti sociali.
Uno scenario in grado di assicurare ai suoi artefici profitti non solo materiali, ma anche morali ed ideologici.
Oltre ai proventi miliardari dei loro traffici, va infatti ascritta al lucro di questi malfattori la soddisfazione di veder realizzata l’eterna utopia della soppressione delle «differenze», ossia dell’annientamento di popoli, etnie, religioni, arti, lettere, musiche, culture e tradizioni, in favore di un’umanità animalesca, capace di produrre e consumare, ma priva di memoria, storia e identità.
Un’umanità mutilata di tutte le differenze tranne – naturalmente – di una: quella tra sé stessa e un’élite di autocrati dotati, loro sì, di forte senso dell’identità, di consapevolezza delle proprie tradizioni e del valore insostituibile della propria cultura di appartenenza (nel caso di Soros, quella ebraica).
Individui così ricchi e illustri da essere accolti con onori regali proprio da chi è da loro maggiormente ridicolizzato: ad esempio il capo del governo di una nazione da essi scelta come primo obiettivo da abbattere nel glorioso cammino verso l’apocalisse delle sovranità popolari: l’Italia di Dante e di Raffaello, l’Italia dell’arte e della bellezza, l’Italia che deve essere schiacciata e degradata a lurida provincia africana.
Sì, insomma, l’Italia di Gentiloni.
fonte pagina fb il Sofista

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