Incidente sfiorato tra Guardia Costiera libica e Sea Watch. Migranti riportati a Tripoli: “L’Ong voleva impedirlo”.

Una vera e propria bomba rischia di scoppiare sull’operato delle Ong, già in passato accusate di mettere i bastoni tra le ruote ai libici. Per la prima volta infatti le autorità libiche hanno collaborato con l’Italia per impedire che il barcone con i migranti potesse arrivare in Sicilia.
1221407_50901_gommone_migranti_8Riassunto dei fatti: il gommone salpa martedì sera da Sabratha e appena arrivati in acque internazionali i migranti chiamano la centrale operativa di soccorso di Roma. Nello stesso momento l’Ong li avvista e chiede di intervenire. Ricevute le due segnalazioni, la Guardia Costiera italiana decide di invitare i colleghi di Tripoli a prendere il comando. E così avviene. Poi qualcosa va storto: Mentre i militari erano impegnati in uno scontro a fuoco con alcuni trafficanti, l’Ong avrebbe fatto di tutto pur di tagliarli fuori e accollarsi gli stranieri.
I soldati libici e l’organizzazione umanitaria si contendono il barcone: i libici vogliono riportarli a Tripoli, la Sea Watch in Italia. E così avviene lo scontro in alto mare.
Il natante carico di clandestini era stato intercettato dai militari e, secondo quanto affermato dal loro portavoce, “l’organizzazione di salvataggio internazionale Sea-Watch ha provato a ostacolare il lavoro della Guardia Costiera in acque territoriali libiche nel tentativo di prendere i migranti, sostenendo che la Libia non sia un luogo sicuro”.
seaDiversa la ricostruzione dei volontari di Sea Watch, associazione tedesca attivissima nel traghetto clandestini. Su Twitter esplode tutta la loro irritazione: “Questo pattugliatore libico finanziato dall’Unione europea è quasi finito contro la nostra nave di soccorso civile”, hanno scritto a margine di un video che mostra la poppa della nave militare sfiorare la prua della loro imbarcazione (guarda il video). “Senza alcun avvertimento – urla il portavoce Ruben Neugebauer – ci hanno tagliato la strada per raggiungere la barca dei migranti” e “hanno fatto una manovra estremamente pericolosa. Hanno colpito la nostra imbarcazione, hanno messo in pericolo il nostro equipaggio”. L’Ong giura di essersi “fermata in attesa di ulteriori istruzioni”, mentre i libici la accusano di aver tentato manovre pericolose senza autorizzazione, al solo scopo di sottrarre 300 disperati al loro controllo. Chi avrà ragione?
Non è la prima volta che le Ong finiscono nel mirino dei militari di Fayez al-Serraj. Solo la settimana scorsa il capo della Guardia Costiera per la regione centrale, Rida Aysa, aveva puntato il dito contro le navi umanitarie accusandole di essere fattore di attrazione per i migranti, di non rispettare i confini delle acque territoriali e di aver ostacolato ripetutamente le loro operazioni.
motovedetta-libicaPiù volte la Marina di Tripoli ha fermato barche di salvataggio entrate all’interno delle acque territoriali senza autorizzazione. “Una volta – aveva ricordato Aysa – un gommone tedesco fermato a nord di al-Zawiyah, si era rivelato essere di proprietà di un’organizzazione umanitaria chiamata ‘Sea Watch'”. Sempre loro.
 In un’altra occasione “una nave allontanata con alcuni colpi di avvertimento per aver violato le acque territoriali libiche. Dopo essere saliti a bordo e averla ispezionata – proseguiva Aysa – è emerso che apparteneva a Medici senza Frontiere”.
Frontex, il pm di Catania Zuccaro e il collega di Trapani Ambrogio Cartosio continuano a dire che “si sono verificati troppi casi di soccorsi spontanei senza seguire i protocolli”. L’incidente di ieri lo conferma.
fonte il Giornale.it

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