Strage di Manchester: “Sbagliata interpretazione dell’accoglienza”
Il direttore del Giornale Alessandro Sallusti, in un passaggio del suo editoriale dice di volersi ribellare a questo mantra che si ripete ad ogni occasione e, attacca: “Anche stavolta i soloni del politicamente corretto si sono affrettati a chiarire che l’islam non c’entra nulla con la strage di bambine a Manchester, un attacco sanguinoso messo a segno da Salman Abedi, figlio di profughi libici accolti in Europa oltre vent’anni fa”.
“A volte sembra di essere dei preti, chiamati a celebrare con una certa frequenza il funerale con la solita omelia, ritoccata di volta in volta in base alle circostanze. Tanto che alla fine fai fatica a trovare parole nuove e tutto appare come un già visto e sentito. Solo che qui non siamo in chiesa e rivendichiamo almeno il diritto di bestemmiare contro Allah, un dio crudele e assassino”.
È inutile disquisire su che nesso ci sia tra immigrazione e terrorismo. Tutti i terroristi – è un fatto – sono immigrati di prima o seconda generazione e tenere separati i piani è esattamente il vicolo cieco nel quale ci hanno portato o, meglio, ci siamo infilati in nome di una distorta interpretazione – e purtroppo applicazione – dei sani principi occidentali di accoglienza e solidarietà.
Negare un legame tra immigrazione e terrorismo porta solo a un “vicolo cieco” dice Sallusti nel quale in qualche modo già ci siamo infilati: “in nome di una distorta interpretazione e applicazione dei sani principi occidentali di accoglienza e solidarietà”. La cittadinanza in Europa non può avvenire solo attraverso un processo
burocratico: “Lo status – ha aggiunto Sallusti – deriva dall’accettazione incondizionata e sincera di diritti e doveri non solo materiali. E non mi sembra che questo sia ciò che sta avvenendo. Chi sostiene l’inverso, non può chiamarsi fuori dalle conseguenze che ciò comporterà.
burocratico: “Lo status – ha aggiunto Sallusti – deriva dall’accettazione incondizionata e sincera di diritti e doveri non solo materiali. E non mi sembra che questo sia ciò che sta avvenendo. Chi sostiene l’inverso, non può chiamarsi fuori dalle conseguenze che ciò comporterà.
Scendere in piazza con la fascia tricolore al petto a difesa dell’immigrazione clandestina, come ha fatto solo pochi giorni fa il sindaco di Milano Beppe Sala, equivale a dare copertura morale e politica a trafficanti e mafie, cioè al brodo di coltura dei terroristi. Eugenio Scalfari ci ha messo quarant’anni ad ammettere di aver sbagliato a legittimare, con la sua penna, gli assassini del commissario Calabresi. Quando lo faranno Sala e i suoi tanti ispiratori ed emuli, purtroppo per noi sarà troppo tardi.
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