Tonelli (Sap): “L’Anac ci dà ragione: sistema malato”
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L’Anac boccia quattro appalti su quattro nelle gare contestate al Dipartimento di P.S. |
L’Anac boccia quattro appalti su quattro nelle gare contestate al Dipartimento di Pubblica Sicurezza. Agenti e sindacalisti che hanno denunciato per anni le anomalie nelle forniture sono stati sospesi e sottoposti a procedimenti disciplinari da parte dei vertici che andavano a caccia di chi documentava e diffondeva le forniture patacca, non di chi le ha acquistate e distribuite a rischio dell’incolumità dei poliziotti.
Ha fatto scalpore l’impietosa analisi dell’Anac sulla gestione anomala degli appalti per le dotazioni dei poliziotti del Viminale: gare motivate con urgenze inesistenti che come corollario hanno spesso la distribuzione di materiali e dispositivi inidonei a garantire la sicurezza agli agenti, così lontani per qualità tecniche da quelli indicati nei capitolati da metterne in pericolo l’incolumità. Quella delibera, che ha rilevato irregolarità in quattro procedure su quattro, ha certificato anche un’altra anomalia
più “politica”: dimostra una volta di più quanto sia stata “burocratica”, la difesa d’ufficio dei vertici della Polizia verso il corretto operato della propria stazione appaltante e strumentale il suo accanimento contro chi denunciava il contrario. Storia nota che conduce alla porta di Gianni Tonelli del Sap, protagonista di una battaglia semisolitaria per la trasparenza e la corretta erogazione delle dotazioni che nel 2015 lo portò a 61 giorni di sciopero della fame sotto Montecitorio. E che a leggere la delibera di Cantone oggi vede almeno in parte risarcito quell’impegno.
più “politica”: dimostra una volta di più quanto sia stata “burocratica”, la difesa d’ufficio dei vertici della Polizia verso il corretto operato della propria stazione appaltante e strumentale il suo accanimento contro chi denunciava il contrario. Storia nota che conduce alla porta di Gianni Tonelli del Sap, protagonista di una battaglia semisolitaria per la trasparenza e la corretta erogazione delle dotazioni che nel 2015 lo portò a 61 giorni di sciopero della fame sotto Montecitorio. E che a leggere la delibera di Cantone oggi vede almeno in parte risarcito quell’impegno.
Tra le foto pubblicate da Il Fatto Quoditiano la più emblematica è quella
dei pantaloni di cinque diversi colori in uso agli agenti. Il ragionamento è: se le gare gestite dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza non riescono neppure a garantire la coerenza di un capo con il capitolato, figurarsi coi dispositivi di protezione degli agenti che richiedono ben altre specifiche tecniche. “Quella foto la feci io – racconta Tonelli – a Lamezia Terme col mio Ipad. E sa che ha fatto l’amministrazione? Ha mosso mezza Digos d’Italia per riuscire a identificare gli agenti che si erano prestati a farsi fotografare”. E perché era importante quella foto? “Perché era la dimostrazione del comportamento surreale del Viminale, che andava a fare le pulci sul colore di un pantalone ma poi non approvvigionava di indumenti necessari i poliziotti e li lasciava con dotazioni di sicurezza fallate o scadute, ad esempio i giubbotti antiproiettile con le piastre balistiche scadute e inidonei all’arma lunga, i caschi letteralmente marci, le pistole mitragliatrici M12 degli anni Settanta mai sottoposte a manutenzione mentre nell’addestramento nessuno veniva sottoposto al tiro dinamico su un bersaglio in movimento”.
dei pantaloni di cinque diversi colori in uso agli agenti. Il ragionamento è: se le gare gestite dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza non riescono neppure a garantire la coerenza di un capo con il capitolato, figurarsi coi dispositivi di protezione degli agenti che richiedono ben altre specifiche tecniche. “Quella foto la feci io – racconta Tonelli – a Lamezia Terme col mio Ipad. E sa che ha fatto l’amministrazione? Ha mosso mezza Digos d’Italia per riuscire a identificare gli agenti che si erano prestati a farsi fotografare”. E perché era importante quella foto? “Perché era la dimostrazione del comportamento surreale del Viminale, che andava a fare le pulci sul colore di un pantalone ma poi non approvvigionava di indumenti necessari i poliziotti e li lasciava con dotazioni di sicurezza fallate o scadute, ad esempio i giubbotti antiproiettile con le piastre balistiche scadute e inidonei all’arma lunga, i caschi letteralmente marci, le pistole mitragliatrici M12 degli anni Settanta mai sottoposte a manutenzione mentre nell’addestramento nessuno veniva sottoposto al tiro dinamico su un bersaglio in movimento”.
“E’ chiaro che se nel 1992 si spendeva l’equivalente di 90 milioni di euro per le dotazioni operative e le uniformi dei poliziotti, nel 2015 si è scesi a 15,8 e oggi a 8 il risultato è poi che gli agenti siano dotati di materiale scadente perché comprato al risparmio e che lo stesso settore delle forniture si faccia più spregiudicato che mai per la competizione che si è fatta brutale. Se poi il decisore pubblico viene meno ai suoi doveri d’ufficio il delitto è perfetto. Ma per un perverso sistema di coperture, posso dire da tre anni di dirigenza del Sap e per esserci andato di mezzo di persona, a terra rischiano di rimanere solo gli agenti. Penso alla circolare contra legem sui giubbotti
antiproiettile: siccome non c’erano più, il Dipartimento aveva fatto una circolare per dare una ultra idoneità di sei mesi a quelli con piastre balistiche scadute al 31 dicembre 2015. Una proroga della scadenza, il farmacista può farlo sui farmaci? Non solo, avevano assicurato: “li abbiamo collaudati”. Ma qui stiamo facendo i truffatori, perché le fibre aramidiche dei giubbetti che devono inibire il passaggio del proiettile si deteriorano con l’utilizzo: al caldo, al bagnato, nel contatto con gli umori acidi del sudore e sotto i raggi Uva. Se faccio il collaudo di un giubbetto di 10 anni fa, anche se ha 12, ma l’ho sempre tenuto nel magazzino dentro il cellophane a temperatura costante come sono i magazzini, è chiaro che può risultarmi idoneo, ma tu devi farlo su tutti quelli che sono su strada. E’ successo qualcosa di squallidamente truffaldino sulla pelle di chi sta su strada.
antiproiettile: siccome non c’erano più, il Dipartimento aveva fatto una circolare per dare una ultra idoneità di sei mesi a quelli con piastre balistiche scadute al 31 dicembre 2015. Una proroga della scadenza, il farmacista può farlo sui farmaci? Non solo, avevano assicurato: “li abbiamo collaudati”. Ma qui stiamo facendo i truffatori, perché le fibre aramidiche dei giubbetti che devono inibire il passaggio del proiettile si deteriorano con l’utilizzo: al caldo, al bagnato, nel contatto con gli umori acidi del sudore e sotto i raggi Uva. Se faccio il collaudo di un giubbetto di 10 anni fa, anche se ha 12, ma l’ho sempre tenuto nel magazzino dentro il cellophane a temperatura costante come sono i magazzini, è chiaro che può risultarmi idoneo, ma tu devi farlo su tutti quelli che sono su strada. E’ successo qualcosa di squallidamente truffaldino sulla pelle di chi sta su strada.
fonte il Fatto Quotidiano

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