Migranti, Casini: "Le minacce a vuoto? Danneggiano l’Italia"

“Le Ong straniere attracchino nei loro porti”
“Le minacce a vuoto? Danneggiano l’Italia” “Le Ong straniere attracchino nei loro porti”. Le navi delle Ong francesi e spagnole che salvano migranti in mare attracchino nei porti francesi e spagnoli  secondo Pier Ferdinando Casini, presidente della commissione Esteri del Senato, bisogna iniziare da questo. Ma attenzione a lanciare all’Ue ‘avvertimenti’ che poi non si mettono in pratica. È controproducente. «La pressione è ormai insostenibile, le prefetture non ce la fanno casinipiù a distribuire sul territorio i migranti né i Comuni ad accoglierli: a questo punto la solidarietà di rito che ci arriva dall’Ue rischia quasi di essere insultante. Gli elogi e i complimenti fanno piacere ma qui rischiamo che la pressione migratoria, nel periodo estivo di massimo afflusso, sia ingestibile».
Dunque il nostro impegno per salvare i migranti nel Mediterraneo ha solo peggiorato il problema. Mentre da Bruxelles si limitano a irriderci: Nonostante le rassicurazioni fornite dai Paesi membri a Gentiloni per un impegno concreto nel risolvere la crisi, l’Estonia (che gestirà i lavori del Consiglio Ue in materia per i prossimi sei mesi) ha gelato Roma: “Aiuti concreti? Non daremo risposte, ma ascolteremo dall’Italia quali sono stati i cambiamenti” per vedere “come affrontare la questione della protezione delle frontiere, dei porti e le relazioni con la Libia”.
Ci avevano detto che avrebbe salvato tante vite, ridotto lo sfruttamento deiMare Nostrum.jpg migranti presenti sul territorio libico, mostrato all’Europa che cosa sa fare l’Italia, e quindi indotto l’Unione a prendersi carico della questione. Stiamo parlano dell’operazione denominata “Mare Nostrum” voluta dal governo guidato  da Enrico Letta il 14 ottobre 2013 e iniziata ufficialmente il 18 ottobre dello stesso anno. La decisione di avviare una nuova operazione fu presa per affrontare l’aumento del fenomeno migratorio che si era verificato nella seconda metà dell’anno, e a seguito del naufragio del 2 e 3 ottobre 2013: una barca con a bordo circa 500 migranti naufragò a causa di un incendio vicino all’Isola dei Conigli, causando la morte di 366 persone.
Alla fine di agosto del 2014, proprio a causa dell’aumento dei flussi, Frontex aveva promesso di sostenere l’operazione italiana “Mare Nostrum” con un’operazione definita all’inizio “Frontex Plus” e che avrebbe garantito anche la lotta alle mafie sulle coste africane e agli scafisti. “Mare Nostrum” e “Frontex Plus” hanno poi dato vita all’operazione europea “Triton”, che è partita il 1 novembre 2014.
Triton.jpg“Triton” ha sostituito le missioni attive nel Mediterraneo: sia le altre di Frontex sia quella nazionale di “Mare Nostrum”. A “Triton” partecipano 29 paesi, ed è finanziata dall’Unione europea. A differenza di “Mare Nostrum”, inoltre, “Triton” prevede il controllo delle acque internazionali solamente fino a 30 miglia dalle coste italiane: il suo scopo principale è il controllo della frontiera e non il soccorso.
E se si tirasse un bilancio di Mare Nostrum e Triton? Giusto per capire se, al di là delle intenzioni, avanzare la linea delle unità navali nel Mediterraneo, in modo da raccogliere i migranti in prossimità delle acque territoriali della Libia, abbia fatto raggiungere gli obiettivi dichiarati.
Raccontano i testimoni oculari, fra i quali non pochi giornalisti, che finora l’operazione ha prodotto questi effetti:
a) le tariffe per salire su una imbarcazione, a causa del minor numero di miglia marine da percorrere, sono diminuite all’incirca a 800 euro a testa;
b) chi giunge sulla costa non possiede quella somma: porta con sé il minimo, per non essere depredato. Questo vuol dire che, prima di affrontare il Mediterraneo, è costretto a mesi di lavoro in condizioni di schiavitù per realizzare il costo del biglietto;
c) le giovani donne sono sistematicamente violentate da soldati e miliziani;
dla riduzione del ticket, la distanza inferiore da coprire e l’affidamento sulle navi di Mare Nostrum -prima- e Triton dopo, nonché le navi delle tantissime Ong, fanno sì che le imbarcazioni degli scafisti siano ancora più precarie: il che aumenta la concreta possibilità che si rovescino poco dopo la partenza. Dei morti in mare si hanno aggiornamenti costanti;
e)) che in Italia si arrivi con più facilità ha moltiplicato gli affari dei trafficanti di uomini;
f) sulla gestione all’arrivo è inutile aggiungere qualcosa rispetto al collasso dei centri;
da tutto ciò Bruxelles non è nemmeno sfiorata.
barcone-immigrati-affondato.jpgNon menziono i costi: se ci fossero meno vittime non sarebbe neppure da comparare il maggiore esborso con la salvezza di una vita. Ma non va così: come ogni fallimento, di soldi se ne perdono tanti. Vogliamo continuare nell’ipocrisia? Con un cinismo che non sorprende, dall’Unione Europea sono arrivate risposte irridenti.
Visti i risultati, è di buon senso fermare Triton e sottoporre all’Europa un piano d’azione sulle coste libiche, che collochi in quel territorio centri di accoglienza e commissioni con targa europea per valutare lo status di rifugiati, trasferendo poi in condizioni di sicurezza coloro a cui viene riconosciuto fra gli Stati dell’Unione, in modo proporzionato. È difficile? È impossibile?.
Nelle more, emergenza per emergenza, si approvi una ordinanza di riconoscimento della protezione umanitaria a tutti coloro che arrivano; giuridicamente è meno della qualifica di profughi, ma permette di ricevere subito un permesso temporaneo, senza attendere i tempi delle commissioni asilo, e quindi di recarsi in altre nazioni europee. Se l’Unione Europea non concorda di principio sul border sharing, glielo si può far sperimentare nei fatti.
Proposte azzardate? Allora si dichiari senza tentennamenti che il bilancio di Mare Nostrum/Triton – più morti, più sfruttamento, più violenze, più congestione – è soddisfacente. Ma si cambi il nome: è più adeguato fallimento nostrum.
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