Parlamento dei voltagabbana:"502 cambi di gruppo", 324 parlamentari conivolti.

Parlamento dei voltagabbana: è record di cambi di casacca
Scissioni, separazioni litigiose, divorzi consensuali e ricongiungimenti amari. Nel calderone del trasformismo parlamentare per ricordare numeri simili a oggi, è necessario tornare indietro di vent’anni, al 1996, quando la vittoria dell’Ulivo e la successione di quattro governi diversi (Prodi, due volte D’Alema e Amato) inaugurava la stagione dei cosiddetti «voltagabbana». L’Italia è il Paese dei voltagabbana. Un luogo comune o una prassi consolidata? Dai dati raccolti da Openpolis sembra che sia la seconda ipotesi a prevalere. In maniera netta e inequivocabile. Basta guardare i “numeri” del Parlamento: da inizio legislatura a fine giugno ci sono stati 502 cambi di gruppo che hanno coinvolto 324 parlamentari, pari a oltre uno su tre: il 34,11% dell’aula. Negli ultimi giorni 4 cambi di casacca hanno ulteriormente movimentato l’aula.
Sono passati poco più di 4 anni dalla elezioni politiche del 2013. In 51 mesi di legislatura ci sono stati 502 cambi di gruppo, circa 10 al mese . Un giro di valzer infinito che ha coinvolto 324 parlamentari, il 34,11% dell’aula. Negli ultimi giorni 4 cambi di casacca hanno ulteriormente movimentato l’aula.
foto_logo_senatoAl Senato Enrico Piccinelli e Domenico Auricchio hanno lasciato Ala-Scelta civica e sono tornati in Forza Italia. A Palazzo Madama il totale dei cambi sale così a 227 con 133 senatori coinvolti, il 41,56% del Senato.
Alla Camera Salvatore Matarrese e PierpaolocameraVargiu sono usciti da Civici e innovatori per entrare nel gruppo Misto. A Montecitorio salgono a 275 i cambi di gruppi, portati a termine da 191 deputati, il 30,32% dell’aula.
I cambi di gruppo nella XVII legislatura (governi Letta, Renzi e Gentiloni) sono quasi il doppio rispetto a quelli della XVI. Dal 2008 al 2013 (durante i governi Berlusconi e Monti) si erano “fermati” a 261 (165 alla camera e 96 al Senato), circa 4,5 al mese. In totale furono coinvolti 180 parlamentari, 120 deputati e 60 senatori.
Una delle conseguenze più negative di questa fase politica è il deterioramento della relazione fra cittadini e parlamentari. La generale sfiducia nei confronti delle istituzioni, che da anni caratterizza il nostro paese, è stata amplificata dal crescente numero di cambi di gruppo. Aumentati di oltre il 90% rispetto alla scorsa legislatura, hanno contribuito a rivoluzionare drasticamente quanto sancito dai cittadini durante le ultime elezioni del 2013. Bisogna pensare a soluzioni, iniziando con una riforma dei regolamenti di camera e senato.
Ma non ci sono stati solo 502 cambi di gruppo anche le  principali liste che sono entrate in Parlamento dopo le politiche del 2013 sono fortemente cambiate.
PopoloIl Popolo delle libertà si è diviso in Forza Italia e Alternativa popolare.
Scelta civica per l’Italia ha eletti sparsi in Civici e innovatori, Democrazia solidale-Centro democratico, Scelta civica-Ala.
Sinistra ecologia e libertà dalla coalizione “Italia.Bene comune” con il Pd è passata all’opposizione ed è ora protagonista della transizione in Sinistra Italiana in un’alleanza con Possibile.
Fra le principali liste, solamente Partito democratico e Movimento 5 stelle sembrano essere relativamente intatte, ignorando la “scissione” dem che ha portato alla nascita di Art.1-Mdp e i tanti fuoriusciti dal Movimento 5 stelle.
LegaAnche Lega nord e Fratelli d’Italia, hanno mantenuto la loro conformazione originale. Escludendo il gruppo Misto, alla camera solamente 4 gruppi su 11 sono una diretta emanazione di quanto sancito dopo le politiche 2013 (Pd, M5s, Ln e Fdi), e lo stesso discorso vale per il Senato (3 su 10, Pd, M5s e Ln).
In un certo senso a causa dei cambi di gruppo, lo scenario politico creato grazie al rcoinvolgimento elettorale dei cittadini durante le elezioni, ora non esiste più.
fonte web

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