Iuventa: più che Ong, alcune di loro sono taxi del mare
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| La nave Iuventa, per trasportare i migranti dalla Libia all'Italia. |
Più che Ong, alcune di loro sono taxi del mare. Organizzazioni talmente ben oliate e professionali che alcuni “volontari” riuscivano a venir pagati profumatamente, segno evidente che la solidarietà per qualcuno era un business ricchissimo.
La fotografia scattata dall’inchiesta che ha portato al sequestro della nave Iuventa, utilizzata dai tedeschi di Iugend Rettet per trasportare i migranti dalla Libia all’Italia è nitida e gravissima. Non solo i volontari tedeschi andavano a prendere i migranti nelle acque libiche, a un miglio dalla costa, senza che le imbarcazioni dei disperati fossero in effettivo pericolo. Ma soprattutto facevano tutto in totale accordo con gli scafisti, con cui avevano contatti frequenti prima del “soccorso” e addirittura, come testimoniato dalle foto scattate da un infiltrato a bordo, salutavano gli stessi come si fa con collaboratori e non, com’è nei fatti, autentici criminali.
Luca B., poliziotto dello SCO (Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato), esperto sub, imbarcato sotto copertura per quaranta giorni, sulla Vos Hestia, la nave di Save the Children, nei panni di un addetto alla sicurezza per conto di una società privata, ha scoperto i contatti tra l’equipaggio della nave Iuventa e gli scafisti.
Il poliziotto si imbarca il 19 maggio, viene alloggiato in una cabina con altre tre persone e sa che deve “restare continuamente all’erta per non essere scoperto”. La cosa più complicata è filmare e scattare foto “per timore di suscitare sospetti tra gli altri membri dell’equipaggio”. Ma dallo Sco sanno sempre la sua posizione, anche grazie alla Guardia costiere che tiene sotto controllo gli spostamenti delle navi delle Ong. Riesce a scendere dalla nave tre volte, in quei 40 giorni, per incontrare i colleghi in luoghi segreti.
La svolta nell’operazione arriva il 18 giugno: “All’alba, la Vos Hestia e la Iuventa si incontrano in alto mare – racconta l’agente sotto copertura . Pochi minuti dopo si avvicina un barchino dei trafficanti. Rimane a pochi metri da Iuventa, gli scafisti parlano coi volontari. Arriva un altro barchino che scorta un gommone carico di migranti”. Luca B. riesce a scattare foto e a filmare lo scambio. Tre ore dopo c’è un altro contatto e anche in quell’occasione l’agente sotto copertura riesce a filmare tutto. Poi comunica coi suoi capi: “Ho tutto, comprese le immagini dei barchini restituiti ai trafficanti e riportati in Libia”. La missione è compiuta.
Tra le intercettazioni scottanti (vedi filmato), una apre gli occhi su una realtà che molti in Italia, hanno sempre negato o minimizzato. Il giro di soldi nascosto dietro un’attività per certi versi benemerita. Un operatore chiede a un altro: “Quali erano secondo te le cose strane che hai visto?”. Risposta: “Innanzitutto il fatto che venissero pagati così tanto, il fatto che ci facessero fare queste c… di foto come ..”. “Perché loro, aspè perché loro erano pagati come stipendio dici?”, ribatte stupito il primo. “Eh, si, cioè .. cioè uno che fa il volontario che si piglia 10.000 euro mi sembra…”. La giungla delle Ong regala sorprese: “Quegli altri, quelli là… – continua in un’altra chiacchierata l’operatore riferendosi a un’altra organizzazione di volontari – quelli erano banditi del mare non erano soccorritori del mare, eh? Quelli erano veramente banditi! Cioè veramente quella è stata proprio scandalosa… hanno fatto più morti loro che loro da soli coi gommoni”.
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